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GETTA SUL SIGNORE 
IL TUO AFFANNO
di Domenico Fantin
   
 

Il tempo della quaresima è un tempo di riflessione. La tradizione e la fede vogliono che in questo periodo, in particolare nella settimana santa, i cristiani celebrino la “Via della Passione”, che interpreta in qualche modo anche la nostra cronaca quotidiana fatta di fatiche, di pesi, di cadute, di delusioni, di guai a volte imprevedibili. Nel silenzio della preghiera il cristiano si china dinanzi a Dio che sta immobile su di una Croce, con gli occhi socchiusi ma con le mani aperte e le braccia spalancate in un gesto di benedizione che abbraccia tutti.
È il mistero della passione, morte e risurrezione di Dio che si rinnova, di un Dio che continua a camminare per le nostre strade, a entrare nelle case, ad abitare il nostro cuore per condividere le fatiche, assumere su di sé il peso del nostro dolore e depositarvi un seme di speranza che dà senso a tutto ciò che ci circonda.
Quando la vita si fa difficile e sembra tradire le attese, quando ci sentiamo soli e fragili, la millenaria sapienza dei Salmi offre uno spunto, indica una via d’uscita per superare gli ostacoli ed essere sollevati. Consiglia il salmista: “Getta sull’Eterno il tuo peso, Egli ti sosterrà” (Salmo 55, 23). 
Pensieri sbagliati
È un bell’invito che vorrei raccogliere e girare a coloro che leggono. 
Sono poche parole che dicono molte cose: dicono anzitutto che tutti abbiamo un peso da portare, che la vita spesso può diventare molto difficile, così da non sapere che cosa fare. E quando non vediamo via d’uscita scattano dentro di noi degli strani pensieri. Pensieri sbagliati. 
Uno di questi è di pensare a degli scambi: cerchiamo la cosa cui siamo più legati e la offriamo come un fiore in cambio di guarigione per sé o per le persone che amiamo. Siamo disposti a tutto pur di trovare la soluzione al nostro problema, pur di uscire dalla paura. Come se Dio avesse bisogno dei nostri piccoli o grandi sacrifici per amare la nostra vita. 
Oppure quando il peso è davvero grande entriamo nel meccanismo della disperazione che ci riempie di rimorsi: se non avessi fatto questo, o quello, ora non mi troverei in questa situazione; se fossi riuscito a dire quello che sapevo, le cose sarebbero andate diversamente; se avessi avuto più fiducia… se avessi trovato più tempo… se non avessi detto quella cosa… 
Ma oramai è tardi e non si può tornare indietro, quindi si rimane schiacciati dal proprio peso. 
La grande promessa
Il Salmo invece apre un’altra strada: “Getta il tuo peso sull’Eterno…”, affidalo a lui, non rimanere schiacciato sotto un fardello che non puoi portare e non fidarti delle tue forze soltanto. Sappi che il Signore è pronto a prendere su di sé anche un peso più grande, sappi che vuole portarlo con te, e se tu non ce la fai lo porterà al posto tuo. Affidagli la tua angoscia, la tua paura, affidagli anche la tua poca fede: il Signore ti sosterrà. 
C’è per ciascuno questa grande promessa che non vuol dire - come in una favola - che tutto scompare, ma vuol dire che ti accorgerai che il peso non lo porti da solo, che non ti schiaccerà togliendoti la vita, che la paura non diventerà il velo nero attraverso cui guarderai il mondo. 
Il Signore renderà possibile portare quel peso che opprime e tu ce la farai a portarlo, ce la farai a combattere fino all’ultimo il male, sapendo che Egli vuole per te la vita e la vuole piena. La fiducia è in ciò che Dio ricostruisce, ed è anche il sostegno più grande che possiamo avere. 
Non siamo soli, dice il Salmista, possiamo “affidare” il peso che portiamo sul cuore e sulla nostra carne, certi che Dio ci sosterrà. Dopo la morte c’è la Resurrezione.

 
 ANNO XVI n. 2  MAR-APR

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