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LA REDAZIONE
DI MISSIONE SALUTE
NEL MONDO DEGLI ANZIANI
FORSE 
 SEGRETAMENTE LI INVIDIAMO
di Alessandro Pronzato
La volta scorsa abbiamo denunciato il vezzo di considerare gli anziani individui dal cervello scarsamente funzionante, e di usare la vecchiaia come “argomento polemico” per sottrarsi a un sereno confronto di opinioni. La vecchiaia invece consente un processo di semplificazione dei problemi dell’esistenza.
 

Ritengo che sotto l’atteggiamento oltraggioso - che talvolta si può avere nei confronti degli anziani - si nasconda un istinto di difesa. In realtà, rotti come siamo a ogni genere di compromessi, si ha paura della “insolente” libertà dei vecchi. Libertà di pensare diverso e di parlare con ruvida schiettezza, senza calcoli diplomatici e remore di alcun genere.
All’interno di una società dove si esprimono giudizi standard, opinioni prefabbricate, risulta intollerabile il fatto che qualcuno, forte della debolezza dei propri capelli bianchi, sia schierato soltanto sul versante della libertà di giudizio, dica cose “impertinenti” e dimostri di non appartenere a niente e nessuno.
Imbarazzante sapienza
Penso pure che, in fondo, si teme la sapienza degli anziani che mette in discussione le nostre false sicurezze e rischia di far crollare i nostri fragili equilibri. Di fronte alla sapienza dei vecchi si sfascia il castello delle nostre formule più abusate, dei luoghi comuni, degli slogan, delle parole brillanti che coprono il nulla.
La vecchiaia smaschera le ipocrisie e le false grandezze, mette in evidenza la precarietà di certi monumenti, fa capire che… il re è nudo.
Noi siamo informati, abbiamo a disposizione una mole incredibile di dati, di notizie. Conosciamo un fracco di cose, ma non comprendiamo nulla, non possediamo la chiave di interpretazione degli avvenimenti.
La raffica di notizie di ogni genere che ci investe non determina un aumento di sapienza. Essere aggiornati, sintonizzati con l’attualità, conoscere i fatti in tempo reale, non vuol dire imparare a vivere, intuire il senso profondo degli avvenimenti, elaborare o scoprire dei valori. 
La sapienza - quella che possiedono i vecchi - è un’altra cosa: non si limita a spiegare “cosa”, ma si sforza di scoprire il “perché”. Non è questione di studi, lauree, diplomi, programmazioni. La sapienza non va confusa con la scienza, con il “sapere”.
La sapienza non s’improvvisa, non viene fornita su un dischetto. Si accumula e si affina col tempo, la pazienza, le difficoltà, le sofferenze che limano e costruiscono la nostra umanità. La sapienza la si acquista alla scuola della vita. Esige i tempi lunghi delle lente maturazioni, dei dubbi. Delle prove, delle spoliazioni più scarnificanti, della sincerità più costosa (sincerità, prima di tutto, con se stessi). Del riconoscimento onesto degli errori, della consapevolezza dei propri limiti, del dissiparsi delle illusioni.
La sapienza esclude ogni scorciatoia che dispensi dalla ricerca personale e sofferta, dal sacrificio, dalla fatica. Non è compatibile con i trucchi e le furberie assortite.
La sapienza non è questione solo di intelligenza, ma di cuore, di sentimenti. Non garantisce il successo nella vita, ma assicura una vita all’altezza dell’uomo, improntata alla dignità, alla ragionevolezza, alla coerenza.
La sapienza include il buonsenso, un prodotto di cui parecchia gente pensa di poter fare a meno, o che considera come un impaccio.
Chi ha bisogno della sapienza dei vecchi?
C’è in circolazione una pseudo sapienza che è basata sull’inconsistenza, il vuoto, l’apparenza, la fragilità, le mode passeggere. Ma la vera saggezza è qualcosa di solido, che non si lascia usurare dal tempo, perché non determinata dai gusti del momento, dall’entusiasmo epidermico, dalle mentalità correnti.
La sapienza punta su quei valori che vanno “al di là” dell’orizzonte immediato, degli interessi (non bisogna confondere valori e interessi), dei vantaggi contingenti.
La sapienza degli anziani mette in imbarazzo perché porta inevitabilmente il discorso sul significato, sui fini, sugli ideali, ossia su tutto ciò che regge veramente un’esistenza umana e le conferisce valore. Ecco perché si preferisce liquidare i vecchi con atteggiamenti di malcelata sopportazione e con le frasi che abbiamo citato la volta scorsa.
La vecchiaia si colloca in una posizione privilegiata, dalla quale è possibile prendere le distanze da certe realtà, ridere di tante sciocchezze cui conferiamo enorme importanza, ridimensionare impietosamente avvenimenti, situazioni e personaggi cui noi diamo eccessivo peso.
L’età avanzata produce quel distacco necessario dalle cose che permette di vedere, pensare e parlare in maniera “diversa”.
Ma chi ha il coraggio di riconoscere di avere bisogno della saggezza dei vecchi?

 
 ANNO XVI n. 2  MAR-APR

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