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LA REDAZIONE
DI MISSIONE SALUTE
LA "COMMEDIA UMANA" A PASSO DI DANZA
MUSICA E COLORI
di Chiara Sabatini
 L’America Latina è molto ricca di danze folcloristiche: una forma d’arte popolare che rallegra non soltanto i turisti. 

In Ecuador come in Perù, la danza rappresenta la vita con le sue gioie e i suoi drammi. 

Attraverso 
il ricordo di antiche magie, la rappresentazione porta alla luce l’animo religioso-superstizioso degli antenati.

 

In tutti i paesi dell’America Latina (dall’Argentina al Venezuela, dal Perù al Brasile, dall’Ecuador al Paraguay) basta una vecchia latta percossa da un pezzo di legno per mettere in moto ritmicamente i piedi dei vari abitanti. La danza è nel sangue: non importa se si abita a tre/quattromila metri d’altezza sul livello del mare, come accade agli abitanti della Cordigliera delle Ande che attraversa da Nord a Sud il Perù e l’Ecuador, di cui ci occuperemo in particolare.
Il ritmo viene eseguito da piccoli e grandi istintivamente e diventa parte della vita quotidiana. Come sotto tutti gli altri cieli, anche l’America Latina è ricchissima di danze folcloristiche: una forma d’arte popolare che rallegra, oggi, soprattutto i turisti. Del resto, anche le eleganze intellettuali della così detta “danza classica” (quella in tutù e sulle punte dei piedi, per intenderci) trae le sue origini dai balli popolari: gli aggraziati e sofisticati passi - a solo, passi a due, balletto d’insieme - sono una trasposizione “intellettuale” e raffinata dei movimenti di sartana e tarantella, di samba e di ballo tondo.
Coloratissimo Ecuador
Oggi le danze folcloristiche sono diventate un business: il turista ama sentirsi avvolgere dall’atmosfera festosa delle musiche popolari, sempre allegre, ma anche evocative dei fatti della vita quotidiana. Così come tratti dai fatti e dai gesti della vita quotidiana sono le movenze, i passi di molti balletti popolari.
L’Ecuador è un piccolo Stato: due terzi circa dell’Italia come superficie, coperta in gran parte dalla Cordigliera delle Ande e con una popolazione di circa dodici milioni e mezzo di abitanti. L’economia ecuadoreña non è certamente brillante, tale da garantire un buon tenore di vita a tutti gli abitanti. Come nella maggior parte del continente latino-americano la situazione di molti è di estrema povertà, anche se è in corso un tentativo di risanamento da parte dell’attuale presidente della repubblica e del suo governo.
Ma la gente è ugualmente allegra e coglie tutte le occasioni per cacciare dietro le spalle affanni e dolori. O per “rappresentarli” con il mimo e il balletto, che diventano così spettacolo.
Le danze folcloristiche nazionali anche in Ecuador riproducono la vita, le sue gioie ed i suoi drammi. È il quotidiano tradotto in gesti studiati, in passi a ritmo delle percussioni, di flauti, di strumenti caratteristici dai suoni ora vellutati ora stridenti.
Rappresentare la “commedia umana” a passo di danza è liberatorio, quasi una terapia. Ma anche quasi un rito religioso. Nella danza la vita e la morte si mescolano e non fanno paura, perché il personaggio che muore, poi si rialza, quasi in un anticipo di resurrezione.
I costumi sono coloratissimi ed aiutano a capire la trama di ciò che avviene sulla scena. Il “cattivo” porta abiti scuri, la “gran dama” è vestita di trine e di bianco, la “madre dolente” indossa colori squillanti ma scuri, il “coro” (come nelle antiche tragedie greche) accompagna con i suoi gesti, sottolinea, partecipa, spiega…
Danza, mimo, canto si mescolano con i colori delle gonne roteanti… Tutto si rappresenta, anche la semina, la caccia… Tutto diventa armonia e divertimento insieme.
Oltre confine, il Perù
Ecuador e Perù confinano. Sono però anche Stati nemici. Oggi il Perù vive una situazione difficilissima dal punto di vista economico e politico, dopo il disastroso governo di Fujimori, il presidente nippo-peruviano che ha dovuto lasciare precipitosamente il Paese (per il Giappone di cui ha mantenuto la cittadinanza).
Il Perù è esteso tre volte l’Italia (circa) come superficie, ma ha una densità di popolazione ancora più bassa dell’Ecuador (e ovviamente dell’Italia): venti abitanti per chilometro quadrato (contro i nostri 192). L’economia è difficile, segnata dal debito con l’estero. La situazione politica esplosiva, dopo l’abbandono di Fujimori. Le ricchezze naturali e le bellezze sono da favola, come il lago Titicaca e l’architettura coloniale di Lima, la capitale. La grande foresta amazzonica è un incanto, il fascino della città inca di Machu Picchu il ricordo di una civiltà avanzata, raffinata ed un po’ crudele.
Anche in Perù la danza è un’arte nazionale e popolare. Le coreografie sono tratte dalla vita. Forse, diversamente dall’Ecuador dove tutto è più solare, in Perù le rappresentazioni portano alla luce l’animo religioso-superstizioso della popolazione montana. Nei balletti che vengono proposti anche ai turisti, magari seduti comodamente ad un tavolo di ristorante, passa il ricordo di antiche magie, i gesti che mettono simbolicamente in comunicazione il quotidiano con il mistero.
Parte dell’antica cultura si rivela al turista anche attraverso questi che sono veri e propri riti: riti della cultura e della storia di un popolo - quello inca - che ormai non esiste più se non nei ricordi e forse nella memoria di qualche vecchio signore o signora, disposti a consegnare l’eredità preziosa a qualche giovane virgulto in grado di condividerla, a sua volta, con chi verrà dopo di lui.
E poi tango e samba
La danza latino-americana ha due punti di forza nel tango argentino e nel samba brasiliano. Non dedichiamo a questi, che sono autentici “fenomeni” culturali noti in tutto il mondo, che pochissime righe. Ma non si può ignorarli.
Perché sia l’uno sia l’altro (i nomi sono entrambi di genere maschile) sono più che danze, più che divertimento, più che espressione artistica. Nelle forme più raffinate, sia il tango sia il samba (si uniscono passi di danza e musica) esprimono l’anima stessa del popolo. Sono poesia e vita, morte e mistero… Grandi artisti, come Astor Piazzola e il suo bandoneon, ci hanno consegnato musiche di altissimo livello, adatte per accompagnare le movenze sinuose e ardite dei ballerini di tango. Una coppia che mima l’intimità, l’amicizia, l’amore, il sesso, il dolore, il tradimento, mai con gesti volgari, anche se espliciti. Tanto espliciti da “costringere” il Santo papa Pio X a proibire il tango come danza di sala, contrapponendogli la casalinga “furlana”, sicuramente allegra, ma senza il pathos della danza argentina.
Per illustrare il samba forse basta ricordare Orfeu Negro, film di tanti anni fa, che raccontava la vicenda d’amore e di morte di una giovane coppia di favelados di Rio de Janeiro in tempo di carnevale. Il mito di Orfeo ed Euridice riproposto a tempo di samba, appunto. Una tragedia universale rivisitata e riproposta dentro lo sfavillio dei costumi della festa più brasiliana che c’è.
Un percorso del cuore e della mente difficile da dimenticare. 

 
 ANNO XVI n. 2  MAR-APR

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